Impianti di spegnimento Water Mist | Richiedi informazioni

Descrizione e applicazione

Impianti di spegnimento Wwater MistNel settore della sicurezza antincendio, con il termine “water mist” ci si riferisce ad una tipologia di sistema che utilizza acqua finemente nebulizzata come agente estinguente. Con più precisione la normativa europea di riferimento UNI CEN/TS 14972:2008 definisce il water mist uno spray d’acqua per cui il Dv 0.90, misurato in un piano posto ad 1 m dall’ugello erogatore, è minore di 1000 цm (micrometro); si precisa che il Dv 0.90 è il valore del diametro caratteristico tale per cui il 90% del volume totale dello spray è caratterizzato da gocce aventi diametro inferiore a quel valore. Una tale tipologia di spray d’acqua è ottenuta utilizzando appositi ugelli erogatori alimentati con acqua ad elevata pressione.

In riferimento alla pressione di progetto del sistema la normativa europea prevede tre tipologie di sistemi:

  • Sistemi a bassa pressione (pressione di progetto fino a 12.5 bar);
  • Sistemi a media pressione (pressione di progetto compresa fra 12.5 e 35 bar);
  • Sistemi ad alta pressione (pressione di progetto superiore a 35 bar).

I sistemi di spegnimento water mist sfruttano l’acqua in gocce finemente suddivise, dell’ordine delle decine o centinaia di mm, per il controllo o l’estinzione dell’incendio.

Essi sono stati sviluppati inizialmente in ambito marino, ed hanno dato prova, nei casi d’intervento effettivo fino ad oggi registrati, di essere straordinariamente efficaci ed affidabili nel controllo degli incendi sia di classe A (solidi combustibili che portano alla formazione di braci) sia di classe B (liquidi infiammabili). La loro efficacia unita all’uso di sola acqua pura ne fa dei sistemi di spegnimento ecologici, particolarmente attraenti per il mercato ed il loro utilizzo si sta sempre più diffondendo all’interno dei settori più diversi.

Il sistema water mist è naturale, non tossico, totalmente compatibile con l’ambiente, efficiente e presenta un ampio raggio di possibili applicazioni. Si tratta di una fine nebbia di acqua che offre una protezione efficace senza alcun diluvio né danno rispetto ai tradizionali sistemi ad acqua. La natura benigna dell’acqua nebulizzata, che è totalmente sicura per le persone, permette una scarica automatica ed immediata che garantisce all’utente finale enormi risparmi economici in termini di danni causati dal fuoco e dall’acqua scaricata.

Tabella A – Confronto fra le potenzialità di protezione.

TIPOLOGIA DI AZIONE GAS INERTE HALO CARBON CO2 SPRINKLER WATER MIST
Spegnimento Sì (*) Sì (*) Sì (*) No (**)
Raffreddamento dei gas No No No No
Separazione No No No No
Lavaggio fumi No No No No

 

(*) Lo spegnimento con sistemi a gas è garantito solo in caso sia mantenuta l’integrità dell’area.

(**) Un impianto Sprinkler tradizionale è stato progettato sin dalla sua nascita per ottenere un “controllo di zona” sul possibile incendio, infatti l’erogazione di acqua dalle testine tradizionali bagnano una zona circostante l’incendio e in questo modo ne limitano la diffusione. Lo spegnimento avviene di conseguenza alla non propagazione del fuoco o, come nella maggioranza dei casi, solo con l’intervento a posteriori dei Vigili del Fuoco.

Il sistema water mist nasce da una progettazione mirata ad ottenere “lo spegnimento” del fuoco e non il solo controllo dello stesso. Tale efficacia si è ottenuta con la tecnologia dell’acqua finemente nebulizzata impiegando pompe ad alta pressione.

Oltre allo spegnimento, effetto principalmente ricercato ed ottenuto, parallelamente si hanno anche altri effetti/conseguenze che favoriscono tali sistemi:

  • Abbattimento fumi: le particelle di fumo presenti si amalgamano alle micro-gocce e perciò si ottiene un effetto abbattimento a terra del fumo presente nell’area interessata;
  • Abbattimento gas: nello stesso modo dell’abbattimento fumi si ottiene parallelamente un abbassamento al suolo dei gas presenti;
  • Raffreddamento: la diffusione in aria dell’acqua così finemente nebulizzata permette il raggiungimento da parte della stessa di tutte le strutture (metalliche o meno) presenti nell’area, creando su di loro un consistente raffreddamento. Azione che, come sopra descritto, favorisce l’effetto di scambio termico;
  • Conducibilità: l’azione del water mist, essendo costituito da minuscole particelle d’acqua, è stata sperimentata e perciò consentita anche in ambienti o su apparecchiature con presenza di tensione elettrica.

Oltre a quanto sopra specificato bisogna ricordare che un sistema water mist:

  • Basa il suo funzionamento su piccoli quantitativi di acqua, richiedendo pertanto una riserva idrica molto bassa e permettendo l’utilizzo di tubi di erogazione di diametri molto contenuti rispetto ad un analogo sistema sprinkler o a diluvio;
  • Permette lo stoccaggio di tutta l’acqua richiesta dall’impianto in bombole non pressurizzate, con la possibilità di utilizzare una batteria di bombole centralizzata per servire più impianti;
  • Non ha nessun impatto ambientale, non ha nessun tipo di tossicità, minimizza i danni alle cose.

Inizialmente i sistemi water mist erano utilizzati per la protezione di vecchi forni per essiccazione, poi in ambito navale. Negli anni ’60 furono sviluppati i sistemi a saturazione ad Halon che garantivano una efficacia di estinzione molto maggiore. In seguito alla recente dismissione dei sistemi ad Halon per i noti motivi di incompatibilità ambientale, il water mist ha guadagnato la posizione di migliore candidato per la loro sostituzione.

Nel suo intervento di spegnimento del fuoco, il water mist si dimostra notevolmente efficace perché contraddistinto da differenti azioni:

  • Un’azione termica di raffreddamento, determinata dall’enorme assorbimento della quantità di calore;
  • All’azione di raffreddamento si somma quella di inertizzazione, dovuta alla diluizione dei vapori infiammabili che si vengono a mescolare con il vapore acqueo in formazione.

Si creano in questo modo diverse azioni contemporanee quali: una veloce ed importante sottrazione di calore all’incendio; un immediato aumento del volume della singola goccia dovuto al cambio di stato dell’acqua, con conseguente rarefazione dell’ossigeno (il cambiamento di stato da liquido a vapore determina un aumento di volume pari a 1.640 volte il volume iniziale); la creazione di una barriera all’irradiazione di calore dell’incendio verso l’esterno. Tali condizioni permettono di avere un’estinzione quasi immediata dell’incendio con quantitativi d’acqua di gran lunga inferiori ai sistemi tradizionali quali impianti sprinkler o a diluvio.

Ma ciò che più attrae gli utenti dei sistemi di questo tipo è la quantità di acqua che viene usata nel controllo dell’eventuale incendio. Le portate tipiche degli ugelli dei sistemi “Fine Water Spray” sono infatti da un decimo ad un centesimo delle portate tipiche delle teste sprinkler, e la quantità d’acqua complessivamente utilizzata per spegnere un incendio anche significativo, può essere in particolare per i sistemi ad elevata nebulizzazione, di poche decine di litri con effetto bagnante trascurabile.

Sistemi Water MistUn sistema water mist o meglio a “fine water spray”, in quanto le particelle d’acqua proprie della nebbia (mist) sono in genere più piccole di quelle tipiche dei sistemi di cui parliamo, è quindi sostanzialmente un sistema in grado di erogare acqua in gocce finemente suddivise, dirette in modo appropriato rispetto all’area da proteggere ed in quantità adeguata allo spegnimento dell’incendio ipotizzabile, massimizzando l’efficienza dell’erogazione dell’acqua rispetto ai sistemi tradizionali.

Quanto sopra è stato accennato e codificato in modo accurato dallo standard NFPA 750, l’unico disponibile, oltre alla normativa europea UNI CEN/TS 14972:2008, che ha definito cosa si intende per sistema water mist, richiamandosi alla dimensione delle gocce d’acqua che deve essere:

  • Classe I: gocce da 50 цm per oltre il 95% delle goccioline totali erogate;
  • Classe II: gocce da 100 a 200 цm per oltre il 95% delle goccioline totali erogate;
  • Classe III: gocce da 400 a 1000 цm per oltre il 95% delle goccioline totali erogate.

I sistemi di spegnimento water mist sono comunemente alimentati da unità di pompaggio a pistoni, azionate da motori elettrici o diesel, che prelevano l’acqua direttamente dalla rete; in alternativa si ricorre allo stoccaggio dell’acqua in batterie di bombole, che all’atto dell’intervento vengono pressurizzate grazie a bombole ad esse collegate e caricate ad azoto in pressione. La pressione richiesta per garantire una buona efficienza degli ugelli è ovviamente molto elevata rispetto ad un sistema sprinkler, aggirandosi fra i 150 ed i 200 bar. Gli ugelli che generano la nebbia infine presentano un bulbo termosensibile, al pari dei normali sprinkler, ma invece di far fuoriuscire l’acqua a diluvio la nebulizzano grazie a canali di sezione infinitesima, la cui cura è evidentemente molto importante per evitare che piccole particelle di qualsiasi genere possano finire per occluderli.

L’impianto water mist non ha un’unica configurazione, ma può essere realizzato in forme differenti che di volta in volta dovrebbero essere valutate attentamente.

Le classiche tipologie d’impianto ad alta pressione monofluiodo si dividono in:

  • Impianto con gruppo di pompaggio;
  • Impianto con spinta a gas con gruppo bombole;
  • Sistema a diluvio, con ugelli aperti e tubazioni alimentate al momento opportuno (per esempio con attivazione a mezzo sistema rivelazione e spegnimento);
  • Impianto ad umido con ugelli chiusi e tubazioni piene d’acqua mantenuta in pressione (circa 25 bar);
  • Impianto a secco con ugelli chiusi e tubazioni piene d’aria a bassa pressione.

I componenti caratterizzanti gli impianti sopra descritti sono: testine HPN, gruppi di pompaggio e sistema di pompaggio con bombole di azoto.

Le principali applicazioni per cui il water mist è risultato efficace sono:

  • Combustibili liquidi ed infiammabili (per esempio idrocarburi liquidi presenti in sale macchine, turbine, generatori, parcheggi sotterranei, depositi di stoccaggio);
  • Getti di gas;
  • Combustibili solidi (per esempio carta, legno, tessuti) presenti, per esempio, in archivi, teatri o musei, per i quali l’eccessivo e prolungato contatto con l’acqua può causare effetti dannosi, da considerare in aggiunta a quelli dell’incendio stesso;
  • Focolai nascosti al di sotto di pavimenti flottanti e nei cunicoli di distribuzione dei cavi elettrici;
  • Controllo di fenomeni esplosivi;
  • Apparecchiature elettriche ed elettroniche presenti, ad esempio, in centri di elaborazione dati o sale di quadri elettrici;
  • Depositi, negozi, alberghi, archivi, biblioteche;
  • Aree residenziali e di ufficio classificabili a livello europeo come aree di rischio ordinario ed alcuni speciali sistemi di spegnimento ed eventuale abbattimento dei fumi, che sono utilizzabili per gli ambienti e sottopavimenti delle sale computer di dimensioni medio-grandi;
  • Navi militari, da crociera, navi passeggeri e altre imbarcazioni. 

Manutenzione

Non sono disponibili, a tutt’oggi, norme tecniche nazionali od europee sui sistemi ad acqua finemente suddivisa che riguardino nello specifico la manutenzione degli impianti di spegnimento water mist.

Per la loro progettazione ed installazione si deve far riferimento alla normativa NFPA 750 edizione 2010 edita negli Stati Uniti e alla UNI CEN/TS 14972:2008 – Installazioni fisse antincendio – Sistemi ad acqua nebulizzata – Progettazione e installazione.

Mentre la parte riguardante la manutenzione di questi sistemi, è richiamata dal D.P.R. 37/98, dal D.M. 10.03.98 ed è resa praticamente obbligatoria dal d.lgs. n.81 del 2008 dove si cita l’obbligo di mantenere in efficienza tutti i presidi antincendio, infatti il decreto prevede che “gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio devono essere effettuate nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione o europei o, in assenza di dette norme di buona regola tecnica, dalle istruzioni fornite dal fabbricante e/o installatore”.

Nonostante non esista una norma tecnica di riferimento, in merito alla manutenzione per gli impianti water mist, la manutenzione del sistema deve essere svolta almeno semestralmente, eseguita da personale esperto secondo quanto indicato dalle istruzioni impartite dal fabbricante, e riportata sul registro dei controlli antincendio.

Di seguito è riportata la scheda tecnica contenente le operazioni di manutenzione da porre in essere per gli impianti di spegnimento Water Mist.

Come accade per tutte le attrezzature ed impianti antincendio, anche per le attività di manutenzione per gli impianti di spegnimento water mist la responsabilità maggiore resta comunque dell’azienda o del titolare della medesima a cui spetta la decisione più importante, e cioè la scelta della società a cui affidare le attività di manutenzione.

A tal proposito va sottolineato come il d.lgs. 81/2008 prevede che al momento dell’affidamento del servizio di manutenzione delle attrezzature e degli impianti antincendio è importante verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa come previsto all’articolo 26 del d.lgs. n.81/2008 “Indicazioni pratiche per eseguire la verifica dell’idoneità tecnico-professionale” e all’articolo 27 del d.lgs. n.106/2009, relativo alla qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi.

L’articolo 26 del D.lgs. n.81/2008 prevede che il committente dovrà limitarsi a richiedere all’impresa affidataria del servizio di manutenzione delle attrezzature ed impianti antincendio questi due documenti:

  • Il Certificato di iscrizione alla camera di commercio;
  • L’Autocertificazione di possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionali.

La sola ipotesi che, in caso di infortunio, il magistrato possa accontentarsi della richiesta di questi due documenti per non attribuire un’eventuale culpa in eligendo (“colpa nella scelta”) al committente è semplicemente risibile. Già in passato la giurisprudenza ha avuto modo di affermare come questa verifica debba essere sostanziale, non meramente formale.

In effetti di sostanziale nel certificato e nell’autocertificazione richiesta all’articolo 26 c’è solo la carta su cui vengono stampate le autocertificazioni e il certificato, dato che nessuno dei due documenti richiesti è in grado di dare altra informazione che vada oltre la semplice constatazione che l’impresa è abilitata ad operare, ma nulla sappiamo sulla sua capacità di saper operare e, soprattutto, di saper operare in sicurezza, fine ultimo della verifica dell’idoneità tecnico-professionale.

Vediamo allora come integrare questi documenti con ulteriori richieste che possono essere utili al datore di lavoro/committente per fare un buona verifica dell’idoneità tecnico professionale dell’impresa a cui affidare il servizio di manutenzione.

  • DURC – Documento Unico di Regolarità Contributiva. Il DURC garantisce che l’impresa sia in regola con il versamento dei contributi obbligatori, sollevando per altro il committente dalla responsabilità solidale, vigente anch’essa, riguardo al mancato pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali ed assicurativi.
  • Dichiarazione dell’organico medio-annuo ed organigramma dell’impresa. Questa dichiarazione ha la finalità di verificare l’effettiva forza lavoro dell’impresa e le sue capacità organizzative, comprendenti per esempio, la presenza di preposti e/o dirigenti in grado di vigilare sulla sicurezza dei lavori affidati all’impresa.
  • Nominativi delle figure della sicurezza (RSPP – RLS – Medico Competente) e copie degli attestati di avvenuta formazione. Questi documenti garantiscono che l’impresa ha effettivamente adempiuto ai requisiti di base della normativa in materia di sicurezza. La conoscenza di tali nominativi sarà in ogni caso utile nella successiva fase di redazione del DUVRI.
  • Curriculum dell’impresa. Un curriculum per accertare l’esperienza dell’impresa che contenga l’elenco dei servizi di manutenzione delle attrezzature ed impianti antincendio, eseguiti negli ultimi tre anni.
  • Relazione degli infortuni e delle malattie professionali dichiarate negli ultimi tre anni: è questo un dato molto rilevante poiché caratterizza fortemente la tendenza infortunistica dell’impresa.
  • Possesso di una certificazione BS OHSAS 18001 – Sistema di gestione per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ una certificazione rilasciata da un organismo di certificazione accreditato che attesta che l’impresa è in possesso di un modello di organizzazione e di gestione di cui all’articolo 30 del d.lgs. n. 81/2008, esimente dalla responsabilità amministrativa delle imprese.
  • Attestati di formazione dei lavoratori ed elenco dei dispositivi di protezione individuali. Atto a verificare il rispetto da parte dell’impresa degli adempimenti di base previsti dalla norma.
  • Elenco delle macchine ed attrezzature che l’impresa intende impiegare per lo svolgimento del lavoro, dichiarazione se esse sono di proprietà o meno dell’impresa e presenza o meno del marchio CE, simile elenco è anch’esso indice della professionalità dell’impresa e della sua capacità di saper prevedere con quali modalità svolgere il lavoro che le sarà assegnato. Inoltre, in alcuni casi, il possesso di alcune macchine o attrezzature, che sono state in passato oggetto di importanti investimenti per l’impresa, potrebbe servire a giustificare il costo più o meno basso dell’offerta economica presentata, dato che se esso è già stato ammortizzato, l’impresa sarà in grado di fare offerte più basse rispetto alla concorrente che dovrà provvedere al suo noleggio.
  • Riduzione premio INAIL. Copia della lettera di riduzione del premio infortunistico INAIL nel primo biennio di attività o, in alternativa, dopo il primo biennio ai sensi degli artt. 20 e 24 – Modalità di Applicazione della Tariffa dei premi INAIL – approvata con D.M. 12 dicembre 2000 (per le imprese soggette al D.P.R. 602/1970, tale riduzione può essere applicata solo per i dipendenti).
  • Provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale. Dichiarazione che attesti che l’impresa non ha subito provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale previsti dall’articolo 14 del d.lgs. n. 81/2008 (per utilizzo di manodopera non regolare o per gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
  • Gestione rifiuti. Dichiarazione che attesti il rispetto delle disposizioni previste dal d.lgs. n.152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”.

Normativa di riferimento
Bibliografia

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